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Vini dell’Irpinia – Stevie Kim dialoga con Ilaria Petitto

La fama del distretto storico dell'Irpinia rischia di essere associata soltanto al tragico sisma verificatosi nella zona, che oscura i pregi naturalistici di questa terra e la qualità dei prodotti enogastronomici che qui si producono. A quarant'anni di distanza dall'evento, l'attenzione pubblica merita però di ritornare ai numerosi PAT qui registrati, dal caciocchiato irpino al pecorino bagnolese, dal tartufo nero di Bagnoli ai trilli della Baronia, per arrivare al protagonista della conversazione con Ilaria Petitto – il vino.

 

Tra i più rinomati prodotti tipici della regione si annoverano infatti il greco di Tufo, il taurasi, il fiano d’Avellino e l’aglianico, che vengono spesso degustati nel corso di incontri di blind tasting organizzati dal Consorzio di Tutela di cui Ilaria è vicepresidente.

 

 

Ilaria, dove ci troviamo in questo momento?

Siamo all’interno dell’azienda Feudi di S. Gregorio, situata nel territorio di Avellino. Più in generale, siamo all’interno della regione dell’Irpinia, verdeggiante e ricca di colline su cui crescono i nostri famosi vigneti; il nostro Consorzio compirà vent’anni il 24 aprile del 2023, ed è nato proprio per valorizzare la bellezza di questi luoghi e i vini che qui vengono prodotti. Dal 2003, infatti, il fiano d’Avellino e il greco di Tufo sono diventati prodotti DOCG, mentre la denominazione del Taurasi è ancora più datata, dal momento che risale a dieci anni prima (1993).

 

L’Irpinia è una provincia storica che solo ad Avellino conta circa trecento produttori, divisi tra le poche tenute di grandi dimensioni e le molte più piccole. Solo otto località producono greco di Tufo – Chianche, Petruro Irpino, Torrioni, Montefusco, Santa Paolina, Altavilla Irpina, Prata di Principato Ultra e ovviamente Tufo. Le altre due DOCG sono molto più estese.

 

 

Vale la pena citare Lapio e Montefalcione, le uniche città in cui le DOCG di Taurasi e fiano si sovrappongono. Il panorama di Taurasi, comunque, è veramente stupendo!

Il territorio è anche molto variegato, andiamo dai 300 ai 1000 metri s.l.m., laddove le uve raggiungono un’altitudine massima di 800m slm. Il fiano d’Avellino è ricavato da vigneti d’altura, spesso situati tra i 600 e gli 800 metri; l’Aglianico dal canto suo può essere un vino collinare, lento a maturare, oppure, come accade a Montemarano, può situarsi più in alto, in un clima più freddo.

 

Per comunicare le denominazioni organizziamo degustazioni alla cieca, per far sì che non ci siano dissapori tra gli oltre 500 associati al Consorzio - Dovendo scegliere una decina di etichette da presentare, è impossibile accontentare tutti in un solo evento!

 

 

La promozione del territorio è centrale per il Consorzio. Quali sono i piani per il futuro?

Purtroppo, anche se potrebbe sembrarci di essere in una location fortunata, baciata dal turismo e nota in tutta Italia, è in realtà meno scontato che le persone conoscano l’Irpinia. La nostra oasi verde è ad un passo dal mare, ma chi viene in Campania dimentica l’entroterra: occorre fare uno sforzo di comunicazione per spostare gli interessi di chi viaggia.

 

Qui ci sono secoli di storia da scoprire, volendo dedicare attenzione al panorama di tutta la regione e non solo del suo capoluogo o delle spiagge. Nel corso di una vacanza di due settimane, vale davvero la pena spendere un giorno o due per conoscere questo territorio.

 

 

Tornando ai vini: in che cosa si differenziano il greco e il fiano?

Per me sono molto diversi. Il fiano è semiaromatico, con un tocco di mandorla, di frutta secca, nocciole: è un bianco che ha potenzialità d’invecchiamento, così come il greco. Quest’ultimo però ha come caratteristica saliente la mineralità, il corpo e l’acidità, che si sentono al primo sorso. Tra i due, il fiano ha il territorio più esteso, ma il greco ha un volume di produzione maggiore, anche in virtù della maggiore fama e popolarità.

 

 

Da ultimo, il Taurasi: un rosso che compete con gli altri.

La Campania è conosciuta per i vini bianchi, ma questo rosso è una buona carta da giocare per sfidare i marchi del Settentrione. È la vendemmia più tardiva d’Italia, essendo raccolto a novembre, sotto la pioggia, in condizioni climatiche molto particolari: correntemente, è il rosso con il miglior rapporto qualità/prezzo, risultando così un vino accessibile e pronto a farsi conoscere.

 

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foto_piccola by Stevie Kim
 
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