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I vini di Ca' Rugate: una degustazione con Stevie Kim e Michele Tessari

Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona, è sede della cantina che da generazioni appartiene alla famiglia Tessari: in questa puntata del nostro podcast degusteremo insieme al titolare Michele un tris di vini chiave per l’azienda, ovvero l’Amedeo Lessini Durello Riserva, così chiamato in onore di un nome proprio molto comune nella famiglia Tessari; il Monte Fiorentine Soave Classico, blend di un 90% di Garganega e un 10% di Trebbiano; l’Amarone “Punta 470”, blend di Corvina, Corvinone e Rondinella.

 

Michele, da dove cominciamo? Ci vuoi raccontare la storia della tua famiglia, per prima cosa?

Da più di cent’anni la mia famiglia porta avanti l’attività di vinificazione che ha reso famose le nostre etichette. I settanta ettari che ci circondano sono Ca’ Rugate, un luogo, un ideale e ovviamente una vigna, che dà alle colline un aspetto 'rugato', per l’appunto, solcato dalle linee dei filari.

 

Dal secolo scorso produciamo vino bianco, con un marchio che nasce molto più tardi delle prime vendemmie, negli anni ’80. Mio padre registrò il marchio nel 1986, ma mio nonno aveva già avviato la storia di questa cantina: Fulvio Beo è arrivato a festeggiare il suo centesimo compleanno, chissà, forse anche per merito del vino di queste terre!

 

E di te, cosa ci racconti?

Io entro in gioco negli anni 2000. Dopo aver studiato enologia, entro a far parte di questa realtà in cui s’intrecciano le tre denominazioni DOC di Soave, Valpolicella e Lessini Durello: a proposito di quest’ultima, avviciniamoci al primo dei tre vini della degustazione.

 

L’Amedeo è stato chiamato così in onore di mio padre, del mio bisnonno e di mio figlio, generazioni diverse in cui ricorre lo stesso nome di battesimo. Produciamo 8.000 bottiglie di questa varietà, delle 800.000 che realizza in totale la nostra cantina; l’area di produzione del vino Durello è ristretta, ma ha delle caratteristiche uniche, fresche, che gli danno longevità dopo la sboccatura. L’Amedeo può raggiungere tranquillamente i vent’anni di invecchiamento, con le sue note citrine e appuntite, da vino gourmet.

 

Con che cosa lo abbineresti?

Sicuramente con finger food ma anche con la cucina orientale o ancora con i cibi mediterranei a base di pesce. Non è sicuramente un vino per tutti ma gli intenditori sanno valorizzarlo, giocare con la sua acidità.

 

Il vino più famoso della vostra azienda, però, è il Soave Classico: ci parleresti del Monte Fiorentine?

Vino storico per la famiglia Tessari, il Monte Fiorentine ha avuto il primo vintage nel 1988: noi stiamo degustando l’annata 2021. Le 60.000 bottiglie di quest’etichetta vengono vendute in tutto il mondo, in una quarantina di mercati oltre che in quello nazionale, dove ne viene venduto il 60%. I vigneti con cui produciamo questo vino vanno dai 200 ai 250 metri d’altitudine e le viti sono anziane, più che trentenni.

 

In una degustazione alla cieca questo Soave Classico si riconoscerebbe perché ogni collina in quest’area, così come ogni versante, ha le sue tipicità: ad esempio, il Monte Fiorentine si caratterizza per le sue note balsamiche e minerali.

 

Proprio in virtù della complessità che hanno questi vini, quando sarà il momento migliore per berli?

Io al momento sto bevendo l’annata 2015: aspettare sette, otto anni prima di stappare queste bottiglie rende veramente giustizia al loro contenuto.

 

Abbiamo in azienda una cantina che fa da archivio storico delle nostre annate, dove conserviamo anche bottiglie degli anni ’50. I nostri Soave sono in grado di conservare la propria identità fino a vent’anni, lo possiamo garantire per averlo sperimentato in prima persona.

 

Dell’Amarone invece abbiamo davanti l’annata 2018. Com’è stato scelto il nome di "Punta 470" per questo vino?

Suona strano, ma quel nome descrive perfettamente la provenienza di questo vino. Siamo nella zona più a est della Valpolicella, a 470 metri sul livello del mare; qui coltiviamo le uve del territorio, Corvina, Corvinone, Rondinella, senza irrigazioni aggiuntive né forzature di sorta. In questo modo i vini diventano espressione di una grande eleganza, che viene apprezzata qui e nei nostri mercati di riferimento per l'export, tra cui annoveriamo Giappone, Norvegia, Svizzera e America.

 

Per conoscere ancora più a fondo Ca’ Rugate, vi invitiamo a guardare l’episodio di "The Italian Wine Podcast" in compagnia di un bicchiere di vino, meglio se in tema con la degustazione! Per un calice in più, poi, vi consigliamo di recuperare le interviste precedenti del nostro viaggio alla scoperta dei migliori vini italiani su Mamma Jumbo Shrimp

foto_piccola by Stevie Kim
 
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