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Sei curiosità sulla Sardegna per un'isola ancora più magica e affascinante

Sei curiosità sulla Sardegna per un'isola ancora più magica e affascinante

La Sardegna è una delle regioni italiane più affascinanti e magiche. È una meta che conquista il cuore e la mente di chi ha la fortuna di visitarla. Rinomata sopratutto per il mare e le bellezze naturali, si distingue anche per una cultura culinaria particolarmente ricca e unica nel suo genere. Esistono però alcuni aneddoti che pochi conoscono, e che rendono questo luogo ancora più misterioso.

 

Un'isola dal DNA centenario

Come dimostrato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti sull'isola, la Sardegna è stata abitata sin dal Paleolitico, ma c'è una cosa ancora più interessante e curiosa che rende quest'isola oggetto di numerosi studi socio-demografici: la longevità dei suoi abitanti. La Sardegna infatti è composta da una popolazione che riesce ad avere una speranza di vita particolarmente lunga rispetto al resto degli europei, sono numerose le persone che arrivano a spegnere le inusuali 100 candeline. Sembra che a tal proposito esista una spiegazione scientifica tale per cui il corredo genetico degli abitanti combinato all'alimentazione sarda, permetta agli abitanti dell'isola di vivere così a lungo.

 

L'albero più antico d'Italia è sardo

L'albero più antico d'Italia si trova proprio in Sardegna, a Luras, comune in provincia di Olbia Tempio. Si tratta di un Olea europaea, un olivo che, secondo accurate stime universitarie, ha più di 4.000 anni. Questo olivo è alto circa 14 metri, ha una circonferenza del tronco di 11 metri e mezzo e 21 metri di diametro di chioma. È diventato un vero e proprio simbolo per la comunità ed è noto col nome di S’Ozzastru, che in dialetto sardo significa L’Olivastro o Il Patriarca. Secondo gli esperti, l'ulivo è sopravvissuto per così tanto tempo grazie alla sua capacità di adattarsi alle condizioni climatiche estreme della Sardegna, come il vento forte e le alte temperature estive.

 

La città più antica d'Europa

Molti credono che Roma sia la città più antica d’Italia e d’Europa ma in realtà è Sulky, attuale Sant’Antioco che si trova nel sud della Sardegna dove i resti e le anfore trovati in questa zona risalgono all’800 a.C., ben più antichi dei reperti romani datati 753 a.C., l’anno di nascita di Roma. Questo testimonia che Sulky era già un approdo commerciale importante che commercializzava già con l’Oriente.

 

Il mito di Atlantide

La Sardegna potrebbe anche essere la patria del mito di Atlantide: la città sommersa che in tanti hanno cercato di scovare. Infatti secondo alcune teorie, sarebbe proprio collocata qui la mitica città che venne sommersa dalle acque. Platone descrive il regno di Atlante definendola «un’isola grande più della Libya e dell’Asia, potente, civile e sacra a Poseidon, dio del mare, e i cui abitanti erano costruttori di torri». 

 

Sergio Frau, giornalista e fondatore di questa ipotesi, sostiene che tutte queste caratteristiche siano effettivamente riscontrabili in Sardegna e non altrove. Agli occhi dei nostri antenati la Sardegna sembrava molto più grande della Sicilia, ma soprattutto, grazie al clima eccezionalmente dolce, all'abbondanza di acqua e alla ricchezza di foreste, era un territorio che rendeva possibile produrre tre raccolti l'anno, indispensabili per la sopravvivenza della popolazione. Non solo, l'abbondanza di materiali metallici come piombo, zinco, argento, permise ai Thyrsenoi - i Tirreni ndr. - di costruire alte torri, i cosiddetti nuraghi. Cos'è successo poi? Questo purtroppo può averne conferma solo la storia, ma l'ipotesi più accreditata e probabile è l'arrivo di uno tsunami di proporzioni enormi che avrebbe annegato sotto il fango la meravigliosa e florida isola di Atlantide.

 

La tradizione dell’Accabadora, o Femmina Accabadora

L'Accabadora è una figura presente nella tradizione sarda, che aveva il compito di "accompagnare" i moribondi verso la morte. Secondo la tradizione, l'Accabadora era una donna che veniva chiamata a casa di una persona morente per aiutarla a morire in pace e in modo dignitoso, senza soffrire troppo. Si narra che questa figura soffocasse la vittima o la uccidesse con un colpo di bastone. Non manca chi sostiene però che in realtà la figura dell’Accabadora fosse solo di accompagnamento, umano e spirituale, al morente e non avesse alcun ruolo nella sua morte, e che il lato macabro della tradizione sia stato originato soprattutto dalle storie narrate attorno al fuoco. L'Accabadora era comunque considerata una figura rispettata nella comunità, ed era solita ricevere un compenso per il suo lavoro, non dai parenti della vittima, perché ciò era contrario al dettato religioso. La sua presenza era vista come un segno di pietà e di rispetto verso il moribondo, e il suo ruolo era quello di aiutare la persona a passare dall'altra parte in modo tranquillo e senza dolore.

 

Tuttavia, negli ultimi anni l'Accabadora è stata al centro di numerose polemiche e dibattiti, in quanto il suo ruolo è stato spesso associato all'eutanasia e al suicidio assistito, pratiche illegali in Italia. Nonostante ciò, l'Accabadora resta una figura presente nella tradizione sarda, e il suo ruolo viene ancora ricordato e rispettato in alcune comunità dell'isola.

 

La tradizione culinaria: dal pane carasau al porceddu, dalla fregula alle seadas

La Sardegna è famosa per la sua cucina, che combina sapori e ingredienti tipici del Mediterraneo con influenze spagnole, africane e catalane. La gastronomia sarda si basa principalmente su ingredienti di origine locale, come il pesce, la carne di pecora e di capra, e i prodotti delle coltivazioni locali, come il cous cous, la pasta fatta in casa e i legumi. 

 

Tra i piatti tipici sardi troviamo: il pane carasau, un tipo di pane sottile e croccante, realizzato con farina di grano duro e cotto due volte in forno, il culurgiones, dei ravioli di pasta ripieni di formaggio, patate e menta, cotti in abbondante acqua salata e serviti con salsa di pomodoro e pecorino, la fregula, una pasta a base di semola di grano duro, che viene cotta in acqua bollente e servita con zuppe di pesce o verdure, il porceddu, un maialino arrosto allo spiedo, spesso preparato durante le feste e le celebrazioni, il malloreddus, una pasta corta a forma di cilindro, solitamente condita con sugo di salsiccia o agnello, la su coccoi prena, una specie di focaccia ripiena di formaggio, verdure o carne e la pallotte cun cicciara, polpette di carne di agnello o capra, cotte in umido con verdure e piselli.

 

Tra i dessert non possiamo non ricordare le seadas, delle frittelle di pasta sfoglia ripiene di formaggio e miele, solitamente servite calde come dessert e il Pane 'e saba, un dolce a base di farina di semola di grano duro, uva sultanina e spezie.

 

Il mirto: la pianta dal profumo intenso e aromatico

Ultimo, ma non per importanza, il mitico mirto: una pianta sempreverde originaria della Sardegna e della Corsica, conosciuta per il suo profumo intenso e le sue bacche rosse, utilizzato sia a scopo decorativo che culinarioLe bacche di mirto vengono raccolte a fine estate e utilizzate per preparare liquori, come il famoso "Mirto sardo". Questo liquore viene ottenuto dall'infusione delle bacche di mirto in alcol puro, e viene solitamente servito come digestivo o come accompagnamento a dolci. Il mirto è anche utilizzato in cucina per insaporire carni, pesci e verdure, sia fresco che essiccato. Inoltre, le foglie di mirto vengono spesso utilizzate per aromatizzare il pane sardo "pane carasau" e per preparare tisane e infusi.

 

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